COME FECONDARE IL TERRENO NEL XI SECOLO

18.06.2019

“Bisogna dare la massima fertilità ad ogni zolla di terra.” 

 B. Mussolini, agenda agricola italiana 1930  pag. 116

Così il Duce incitava le popolazioni rurali all’utilizzo dei fertilizzanti chimici al fine di “Conservare nel terreno per l’intero ciclo vegetativo delle colture [...] e ridare con i fertilizzanti, ai terreni esausti o ingrati, le migliori condizioni di fertilità chimica.”

Ovviamente erano altri tempi e bisognava soddisfare le richieste alimentari di una nazione in forte crescita come l'Italia prima della Seconda Guerra Mondiale con le migliori conoscenze tecnico/scientifiche di cui si disponeva.

Oggi giorno i bisogni sono ancora gli stessi ma riportati a scala globale con l'aggiunta della grande sfida dell'Era Moderna cioè la diminuzione dell'impatto ambientale che le produzioni agricole esercitano sull'Ecosistema. Pertanto i nuovi "fertilizzanti" dovranno essere il più possibile a basso impatto e di origine naturale piuttosto che chimica.

in questo scenario fanno la comparsa i Biostimolanti, già citati dall’European Bioeconomy Alliance nel documento programmatico The crucial role of the bioeconomy in achieving the UN Sustainable Development Goals come mezzo alla lotta alla fame nel mondo in vista di uno sviluppo realmente sostenibile; dove per biostimolanti si intendevano sostanze e/o microrganismi in grado di migliorare l’efficienza degli elementi nutritivi contenuti nel suolo. Ma la definizione ufficialmente accettata in ambito scientifico fu quella fornita da Kauffman et al. indicando come Biostimolanti i “materiali diversi dai fertilizzanti che promuovono la crescita delle piante quando applicati in piccole quantità”, distinguendo tre categorie: Sostanze Umiche, estratti di alghe e prodotti contenenti amminoacidi. 

Nel 2019 il Nuovo Regolamento Europeo sui fertilizzanti i “biostiomlanti delle piante” sono definiti come “prodotto che stimola i processi nutrizionali delle piante indipendentemente dal suo tenore di nutrienti, con l’unica finalità di migliorare una o più delle seguenti caratteristiche della pianta o della rizosfera della pianta: a) efficienza dell’uso dei nutrienti; b) tolleranza allo stress abiotico; c) caratteristiche qualitative; d) disponibilità di nutrienti confinati nel suolo o nella rizosfera”. indicando due categorie di biostimolanti: “biostimolanti microbici delle piante” e “biostimolanti non microbici delle piante”.

Aldilà comunque degli aspetti legislativi, l’utilizzo in campo dei biostimolanti sta dando grandi risultati performanti a vantaggio non solo della sostenibilità ambientale ma anche economica, in quanto agendo sulla qualità attitudinale del suolo di stimolare appunto la crescita della pianta, permette di abbattere molti costi in merito alla gestione e il controllo degli antagonisti patogeni, diminuendo così l’utilizzo di fitofarmaci di origine sintetica.

i prodotti oggi a disposizione sono molteplici e di più ampio spettro d’azione ma che vanno comunque calibrati e dosati a seconda del contesto in cui dovranno essere impiegati. A tale scopo è utile fare un parallelismo con la cosiddetta farmacia Galenica classica, cioè la preparazione di farmaci con elementi fitoterapici estratti da piante o parti di essere. E’ dunque in questa ottica che assume fondamentale importanza la figura del Dottore Agronomo come “curatore di piante e del suolo” e quindi come consulente per le aziende agricole che vogliono immettere in maniere stabile le loro produzioni agricole.