en-SILVICOLTURA

30/03/2019

silvicoltura Ramo delle scienze forestali che riguarda l'impianto e la conservazione dei terreni boschivi. La s. si avvale dei principi dell'ecologia forestale che considera il bosco come un organismo, cioè un tutto che si sviluppa e si riproduce, intimamente legato all'ambiente fisico e biologico sul quale a sua volta esercita influenza. La s. si suddivide in s. naturalistica, che si occupa del mantenimento dei boschi allo stato naturale, e s. agronomica, che si occupa dello sfruttamento dei prodotti primari (legname) e secondari (erba, frutti, resine ecc.) del bosco in regime di conservazione dell'equilibrio ecologico.

Nei piccoli stati italiani prima dell'unificazione la conservazione dei patrimoni forestali appenninici non era certamente assicurata dalle numerose leggi vigenti. Il variegato aspetto legislativo forestale non poteva portare benefici economici ed ecologici sia per le difficoltà pratiche di applicazione delle numerose dis- posizioni che finivano per essere disattese, sia per le situazioni politiche di allora.

Oltre a vincoli di carattere idrogeologico, i proprietari di boschi erano assoggettati a severe disposizioni in molti casi senza giustificazione tecnica. Ciò induceva molti proprietari a disaffezionarsi alle proprietà boschi- ve ed al loro abbandono. Occorrevano quindi nuove regole forestali moderne e razionali anche se il mondo forestale di allora non si prestava facilmente a leggi e disposizioni schematiche date le mutevoli condizioni dei popolamenti forestali, la presenza di molte specie, in un contesto di sistemi economici dissimili e di realtà rurali molto disomogenee. Emergeva la necessità di una legge unitaria allo stesso tempo compatibile con le diverse situazioni che avrebbe dovuto affrontare e

quindi realmente applicabile. Una legge che si sarebbe dovuta basare sul pubblico interesse come motivo cementante di tutte le disposizioni da essa derivanti. Si mise allora in evidenza come il bosco esercitasse numerose funzioni a beneficio della collettività indi- candone per la prima volta ufficialmente l' "azione idrogeologica, igienica, climatica, estetica, oltre che eco- nomica".

Costituito il Regno d'Italia, sulla base di necessari principi razionali e di difesa del suolo, ecco quindi la prima legge forestale 20/06/1877 con specifici inter- venti pubblici. Così si introduceva il vincolo forestale che non disconosceva il diritto di proprietà, ma regolava l'utilizzazione dei terreni boscati in montagna in relazione ad interessi generali onde prevenire danni pubblici.

Ma forse ancor più storicamente importante fu la successiva legge 02/06/1910 (Luzzatti) con cui si istituiva l'Azienda speciale del demanio dello Stato e si sollecitava l'incremento della selvicoltura e del commercio dei prodotti forestali. Si dava, altresì, dignità ed importanza all'istruzione forestale: i beni forestali dei Comuni, Enti, Province, dovevano essere utilizzati con precise norme selvicolturali attraverso un piano approvato dall'Autorità forestale.

Con la legge 30/12/1923, n. 3267 si intese dare un più preciso riordino a tutta la legislazione forestale esistente, assai complessa, per cui non si facilitavano le applicazioni selvicolturali, mentre con la legge n. 215/02/1933 (Serpieri) si affrontò il problema della "bonifica integrale" (montagna, pianura e connessa occupazione). Altro momento storico fu la legge per la Montagna n. 991/25.07.1952 (Fanfani) con la quale si adottavano provvedimenti mirati al miglioramento dei patrimoni forestali ed alla difesa del suolo nei limiti delle possibilità economiche ed umane. Seguirono poi i cosiddetti "piani verdi" ed altre specifiche disposizioni legislative. In tale quadro la gestione delle foreste, la ricostituzione di boschi deteriorati, i rimboschimenti, le sistemazioni idraulico-forestali, trovarono ampio spa- zio applicativo nell'area appenninica.

L'Azienda di Stato per le Foreste demaniali ampliava il patrimonio forestale con interventi mirati alla sua conservazione ed alla evoluzione in termini selvicolturali dei nuovi terreni acquistati, molti costituiti da cedui degradati per storiche eccessive utilizzazioni forestali.